| pubblicato da SagadiGemini
Iniziare il racconto di questi tre giorni in modo adeguato è qualcosa che sfugge alle mie competenze. Dire che è stato straordinario sminuirebbe la magia dell'evento. Tentare di trasmettere le emozioni che ho provato è forse tentativo vano. Quindi basta, non scrivo niente e faccio prima. Scherzo, ovviamente. Ho iniziato in modo solenne, adesso torno ad essere me stesso. Spero davvero di riuscire a riferire tutto quello che è successo, anche se non in un solo post, ovviamente. Voglio dire, devo creare un po' di suspance e lasciare aperto il discorso. Sia mai che riesca ad accalappiare qualche nuovo lettore.
Il viaggio per Londra è stato decente, il volo accettabile insomma. A parte che per raggiungere l'albergo c'è voluta un'altra ora di pullman, ma era stato messo in conto. Anzi, un gentile vecchiaccio, autista del bus, mi ha accompagnato fino all'hotel. E già l'opinione sugli indigeni è salita di qualche punto. Comunque, l'albergo faceva veramente schifo, sul serio. Stanze piccole, non esattamente un modello di pulizia. La finestra era finta, non si poteva aprire. Si era costretti a vivere praticamente in prigione, solo l'aria condizionata dava un po' di sollievo. Insufficiente. Ma chi se ne importa, alla fine.
Dopo aver fatto un giretto per Londra e aver visto il Big Ben (sarà anche l'unica occasione di passeggiare per le vie della capitale inglese), realizzo che ci vuole quasi un'ora per raggiungere il centro e che il nostro posto sta un "pochino" in periferia. Poco importa. Entro nell'edificio accanto all'hotel, quello adibito alla convention. Gli ospiti non sono ancora arrivati, dalle tre iniziano le registrazioni. Do il mio biglietto e si trasforma in un cartellino da attaccare alla camicia. C'è la faccia di Jason Dohring, immagine della prima serie, sembra che abbia 11 anni. Vedo un po' di gente che si affolla a dei tavoli, non capisco bene perché. Decido che mi porrò il problema a tempo debito. Sfoglio il programma. L'evento della prima giornata è la cerimonia di benvenuto. Poi un bel "Meet and Greet". Per chi non fosse a conoscenza del significato di quest'ultima cosa, come non lo ero io quando l'ho letto, vuol dire una sorta di cocktail di benvenuto, in questo caso senza cocktail... Comunque. C'era scritto che i primi 150 ad aver acquistato il biglietto avrebbero partecipato, gli altri no. E ti pare.
Obiettivo numero 1. Trovare Sara. Per chi non sapesse chi è Sara, vado a spiegare. Anzi, dovreste davvero sapere chi è Sara stupidi idioti! Ok, non mi accanisco, chiedo scusa. Sara è il capoccia europeo di Neptune Rising. Insomma, ero certo della sua presenza e mi sono piazzato lì per intercettarla. Dopo essere stato sicuro all'80% di averla individuata, l'ho avvicinata. Con lei un'altra irriducibile fan di VM! Ornella! Abbiamo formato il terzetto di fanatici italiani del telefilm... Sono stato foriero di cattive notizie. Non sapevano dell'esclusione dal "Meet and Greet". Hanno provato ad opporsi, senza successo. Gli inglesi sono rigidi e severi, si sa.
Andiamo alla parte succulenta della prima giornata.
Entriamo in questa enorme sala, verso le 19, con una ventina di tavoli, un palchetto montato di fronte e un microfono. Ci accomodiamo e aspettiamo che i nostri beniamini arrivino. Presentatore della manifestazione tale Neil Roberts. Che non è il padre di Summer Roberts, bensì un attore visto in "Charmed" e in "Babylon 5". Quest'uomo è davvero un guitto. Ha iniziato a fare battute a sfondo sessuale, provocando l'ilarità generale. Avrò modo di riparlare di Neil "il piacione", che comunque è stato gentilissimo e simpaticissimo, lo preciso, perché potrebbe risultare il contrario dalle battute che farò sul suo conto. C'è anche da aggiungere una postilla. Oltre a Jason, Francis e Ryan, erano ospiti due tizi di "Preason Break". Ma di loro non parlerò perché, con tutto il rispetto, non ne ho voglia.
Il primo ad entrare in scena è Ryan. Con passo simulato a rallentatore si presenta e raccoglie l'ovazione del pubblico. Fa subito capire che è lui il più caciarone e ci sarà da divertirsi. Per non parlare del fatto che diventerà il mio migliore amico, ma quello accadrà successivamente. Il secondo dei "nostri" è Francis. Occhialoni scuri, giacchetta elegante nera e sotto una canotta bianca stile John McClain. Non sono andati molto al di là del "sono felice di essere qui" e cose simili. Anche loro dovevano tastare il terreno, avrebbero avuto tempo per sciogliersi. Per ultimo, ovviamente, la star. Jason Dohring. Canottierina bianca attillata di quelle con il collo a V, come vanno di moda adesso. Capelli volutamente spettinati, sguardo da cerbiattone sperduto. Quell'uomo è la timidezza fatta essere umano. Il pubblico femminile è in delirio. Anche io lo sono, diavolo, lo sono per tutti. Sono dei miti.
Dopo questo breve saluto si allontanano momentaneamente. Il mio tavolo, composto dal trio di fan sovracitato, mio fratello (al quale fregava meno di una convention di genecologi) e altre due ragazze italiane, si scambia uno sguardo come a dire "finché qualcuno non ci caccia, noi non ci muoviamo". Si avvicina un uomo, brutto, grasso, pelato, che da ora in poi sarà "Spugna". Ci dice di lasciare libere almeno due sedie, per gli ospiti. Al ché realizziamo che nessuno ci caccerà. Anche perché la sala non è piena zeppa e il torto che ci avrebbero fatto sarebbe stato assurdo. Dentro di me non capisco benissimo cosa sta succedendo. Mi viene spiegato. I nostri amici siederanno a tavola con noi per salutarci e scambiare quattro chiacchiere. Incredibile. Non mi sembra possibile. Funzionerà tutto tipo "speed date". Un tot di minuti a tavolo. Ogni vip (anche se questa denominazione è veramente errata, per come si sono comportati, credetemi) ha un accompagnatrice. Che hanno la sola funzione di scassare il cazzo. "Non potete fare le foto, non potete questo, non potete quello". Che palle. Insomma. Il primo a venire da noi, che eravamo esattamente al centro della sala, è Francis Capra. Devo dire che, di primo acchito, incute un po' di timore. Impressione più errata non potrebbe darla. E' una persona squisita, gentile, affabile, disponibile, non saprei cos'altro dire. Ti viene la voglia di abbracciarlo. Insomma. Gli diciamo che siamo italiani. Anche lui ha origini italiane, non lo sapevo. E' cresciuto nel Bronx, ha preso anche spunto da questo per raccontarci del suo film con Robert De Niro, quando era ancora un bambino. Abbiamo corretto la sua errata convinzione sulla pronuncia del nome Calogero (lui è di origine siciliana, anzi, la madre lo è). Calògero, non Calogèro, caro Francis. Sara gli ha chiesto dei suoi tatuaggi. Il suo grande affetto nei confronti della famiglia, il nome della madre sul cuore, quello delle varie sorelle, sulle braccia le due muse della commedia (Talia) e della tragedia (Melpomene). La sua profonda cristianità e fede in Cristo. Poverino, Neil il piacione l'aveva anche ripetutamente preso in giro per la sua apparizione in "Free Willy 2". Insomma, subito un'ottima impressione, anche se il meglio lo avrebbe dato nei giorni a seguire. Parla delle sue esperienze lavorative, di Jason e di Milo Ventimiglia, nel cast di Heroes, nel quale è appena entrato, loro due sono i più incredibili attori con cui abbia mai lavorato. Ci dice che siamo il tavolo migliore, che adulatore ragazzi. Si dimentica la giacca, poi la recupera. E noi aspettiamo che arrivino gli altri. Ryan è Dick, non c'è tanta differenza. Istiga i suoi tavoli a fare casino, organizza giochi di società, gare di urli. Un terremoto. Jason invece sta in piedi, al massimo poggia un ginocchio sulla sedia. Parla come un bambino molto timido di fronte alla sua classe. Ti viene voglia di farlo ridere e dirgli "dai, sciogliti un po'". Si siede al nostro tavolo il ragazzo di "Preason Break", Marshall Allman. Poverino, non sapevamo proprio che dirgli. Così, saputo che siamo italiani, parliamo di calcio. L'Italia contro la Romania. Che schifo, 1-1. Ci dice che è del Texas. Mio fratello prova a parlargli del suo scrittore preferito (che poi è anche il mio), Joe Lansdale, non lo conosce. E' molto gentile, noi ci sentiamo un po' bastardi perché non ce lo filiamo. Così se ne va, dopo averci salutato.
Aspettiamo. Si fanno desiderare i ragazzi. Finalmente arriva Jason. Si mette accanto a Sara e ad Ornella. Le altre due ragazze avevano desistito, ovviamente non erano fans come noi. Ci saluta, si poggia col solito ginocchio sulla sedia. Siamo italiani! Sì, avete visto che schifo l'Italia? Aridaje... Che poi a me non interessa neanche tanto, voglio dire, non sono questo grande estimatore della nazionale. Non ci ricordiamo come si dice "palo", quello che ha preso la Romania nel primo tempo. Così mio fratello disegna sul mio taccuino una porta e glielo indica. "Post"! Dannazione, "post". Insomma, l'Italia ha sprecato parecchio sotto porta. Non mi aspettavo di fare conversazioni da bar dello sport con Jason Dohring, che diamine! Poi il ragazzone viene preso in ostaggio dalle sue due fans. Mi viene voglia di fargli qualche battutine per farlo sciogliere, ma lui si è già sistemato. Racconta un po' di "Moonlight", dello straordinario talento dei suoi colleghi, della ragazza (Sophia Myles), che non ha mai preso lezioni di recitazione ed è incredibilmente brava. Esce fuori anche qualche cosa su Kristen, finalmente. Di quanto sia eccezionale, un'attrice nata, una naturalezza impressionante. Tanto da perdere la percezione della realtà e fermarsi a dire "cavolo" sembra che stia facendo sul serio. Jason si è finalmente seduto, il suo tono di voce è basso ma ogni tanto si lascia scappare qualche sorrisetto. L'apice della conversazione si raggiunge in un momento ben preciso. Il braccio sinistro teso, la mano destra gratta il punto di congiunzione dell'articolazione, a livello del gomito, internamente... Quante volte ho visto fare la stessa mossa a Logan, Dio mio... E' un'emozione vera, quasi ho i brividi. E, anche se sembrerà un po' gay detto da me, dal vero è veramente un bel ragazzo, molto più che in video. Ed è anche parecchio alto eh. Un paio di centimetri più del sottoscritto, sarà 1,86 forse. Insomma, anche lui ci saluta e ci dà appuntamento all'indomani. Manca Ryan.
La sala si sta svuotando, stanno sistemando le sedie, stanno sbaraccando insomma. Sara va dall'accompagnatrice di Ryan e le dice che non è ancora venuto al nostro tavolo. Lei le risponde che non può andare da tutti, non c'è tempo. Sara torna al tavolo sconfitta. Nonono. Non esiste. Mi piazzo di fronte al tavolo dove chiacchiera amabilmente il mio futuro migliore amico. Intanto gli altri si appropinquano e mi si mettono accanto. Appena Ryan si alza, scavalco, in senso lato, la sua bodyguard e lo intercetto. "Scusa, veniamo dall'Italia, ti siedi un paio di minuti anche con noi? La tua bodyguard è davvero cattiva...". Lui ovviamente acconsente felice. Mentre batte cinque a tutti, io mi vado a sedere e schernisco la sua accompagnatrice. Le batto la "stecca". Spiegazione: congiungere il dito medio al pollice, irrigidirli. Infine coll'indice tirare schicchere sulle altre due dita. Ryan mi vede e si fa conquistare dal gesto. Alla terza volta si fa male, dice "Ahi" e smette. Così decido che è il momento di insegnargli a dire "a bello!". "It's like, hi dude!" e lui è felicissimo di apprendere. Mi saluta con la stretta di mano con schiocco e se ne va. Almeno due minuti è stato con noi, alla faccia di quella bastarda della sua bodyguard. Che per altro saluto con un sorrisetto molto provocatorio.
Questo è solo un assaggio, le cose migliori avverranno nei giorni successivi. Intanto godetevi questo primo post, tornerò presto a raccontarvi il Breakout Beyond, magari aggiungendo qualche foto...
Saluti e baci
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