| pubblicato da SagadiGemini
Riprendo da dove ho lasciato. In realtà vorrei fare un breve passo indietro. Per due motivi. Mi sono accorto di aver dato per scontato alcune cose. Alla fine di ogni giornata, diciamo intorno alle 9 più o meno ad oltranza, la sala dove si tenevano le conferenze diventava una pista da discoteca. Levavano una parte della moquette e lasciavano un rettangolo di parquet. Ad aderire alla disco, che per altro vantava un dj davvero scarso, erano circa dieci persone, di cui venti ubriache (non ho sbagliato i conti). C’era un ragazzotto che ci provava un po’ con tutte e sembrava anche aver successo. Forse perché le ragazze avrebbero scambiato una lepre per uno zebù, tanto erano ubriache. E cara Kisal, mi sembrava abbastanza chiaro, le partite le vedevo in camera. Altrimenti dove mi sarei addormentato? In mezzo alla hall?
Ok. L’altro motivo è una dimenticanza. Mentre Jason e Ryan erano sul palco, una ragazza ha porto loro una scatola contenente qualcosa. All’interno di essa delle carte. Una specie di gioco di società, da quanto ho capito, tipo tre parole per formare il nome di un personaggio famoso, che andava indovinato, parente lontano del rebus. Non conoscevo questo gioco. Hanno fatto un paio di carte, poi hanno restituito la scatola. Evidentemente c’è qualcosa che mi sono perso, ne avranno parlato la sera prima con la ragazza in questione forse. E poi, ad un certo momento, Ryan è stato sollecitato e ha ballato, con sottofondo musicale. Anche Jason è stato invitato a seguirlo. Lui si è alzato, ha mosso la gamba per tenere il ritmo e si è rimesso seduto. Fun.
Spero vivamente che quel mammalucco di Sean Harris metta a disposizione i video dell’evento, così da poter rivivere le conferenze. Chi è Sean Harris? Per chi non lo sapesse, è l’organizzatore dell’evento. Un uomo brutto, torvo e imbronciato. Un incrocio fra la Bestia e Blanca, il personaggio di “Street Fighter”. Di quest’ultimo ha il colore di capelli. Va bene dai, sono ingeneroso. Va detto un grazie speciale a quest’uomo, senza il quale tutto ciò che ho vissuto non avrebbe visto luce. Lui si occupava anche di riaccompagnare gli attori nel loro albergo, evidentemente a pochi passi dal nostro. E ti credo che non stavano al Thistle, fa schifo.
Bene, ennesimo prologo tanto prolisso quanto, forse, inutile. Per non parlare poi del fatto che, essendo a pochi metri dall’aeroporto di Heathrow, passavano aerei in continuazione sopra le nostre teste. Alcuni vicini tanto da risultare impressionanti. Mi sembrava di essere in quella scena di “Lost” in cui Locke esce dall’albergo e si vede quell’aereo quasi sfiorare il palazzo.
Bene, torniamo a noi. Mi sveglio, colazione nutriente, pronto per la sessione fotografica. Decido di indossare la mia bella camicia nera, che poi è anche il mio colore preferito. Voi penserete che ciò è ininfluente. Ma, come in un buon thriller, questo particolare diventerà significativo più tardi.
Prendo le cartoline con segnato su il mio appuntamento. Entrati nell’edificio, a destra si scendevano una decina di scale, che portavano ad un’altra sala, allestita per il servizio fotografico. Si entrava, delle sedie con dietro i nomi degli attori incanalavano la fila. Una signora vecchia e grassa mi fa mettere in coda per Jason. Aspetto un buon quarto d’ora, devono ancora arrivare i tre che mi interessano. C’è Neil il piacione, che attacca bottone con tutte le ragazze presenti, se le abbraccia, se le bacia.
Ed eccoli, Francis indossa un maglioncino verde pisello e sembra essere di ottimo umore. Ryan è sempre in vena di scherzi. E Jason? Oh mio Dio! Ha una camicia nera molto simile alla mia! Che cacchio! Lasciate stare che l’avrà pagata circa dieci volte quanto l’ho pagata io…
L’attesa è ripagata dagli ampi siparietti che si creano. Gli attori si danno il cambio. Francis e Ryan protestano in modo teatrale perché tutti vogliono fare la foto con Jason e loro spesso se ne stanno seduti a guardare. Ad un certo punto arriva una ragazza, Jason si mette in posa. Solo che la ragazza voleva fare la foto con Francis. Jason dice “Oh” e lascia il campo a Francis, che schernisce l’amico!
Mi avvicino, è il mio turno. Un’altra ragazza, sempre abbondante, cancella il nome di Jason dal mio cartoncino. Saluto Jason, lo guardo. Indico la sua camicia e gli dico che sembriamo gemelli! Gemelli, certo, risponde. Click, foto scattata.
Faccio di nuovo il giro, mi metto in fila per Francis. Stavolta l’attesa è ancora più lunga. Una ragazza (questo mi è stato raccontato, perché ero coperto) si leva i pantaloni e si fa immortalare insieme a Jason come Logan alla festa anni ’80. Sara mi ha detto che era anche una bella ragazza e me la sono persa. Damn!
Eccomi pronto per Francis. Lo saluto, lo chiamo Calogero. Lui dice “Calògero, non Calogèro!” e ridacchia. Gli chiedo scusa perché nelle foto mi viene sempre la faccia di culo, prometto di dare il mio meglio.
Nuova fila, per Ryan. Non vedo l’ora di questo momento. Finalmente arriva. La ragazza mi priva del cartoncino, almeno di uno. Mi rimane quello della foto di gruppo. Mi avvicino a Ryan e lo saluto “A bello!”. Lui entusiasta risponde “A bello!”. Lo blocco, gli spiego che, siccome sono veramente un demente, dobbiamo fare qualcosa di davvero stupido. Propongo di fare i “piacioni”. Una specie di playboy, più o meno, gli spiego. Gli mostro l’espressione, ok dice. Gli suggerisco di pensare “io sono Elvis Presley”. Ci mettiamo in posa e scattiamo. Mi saluta, gli do appuntamento a dopo. Gli dico che è il mio idolo. Lui mi sorprende. Come un bambino timido, per la prima volta non sfacciato e sicuro di sé, mi risponde “no”. Io annuisco e gli dico “sì che lo sei!”. Mi batte il pugnetto e mi allontano.
Nuova coda, l’ultima. Per la foto di gruppo. Me li vedo tutti e tre davanti, molto emozionante. Li fisso e gli dico “Tre uomini, quanto mi sento gay!”. Loro ci mettono qualche frazione di secondo per capire che sto scherzando, poi si divertono. Ci mettiamo in posa e mi sono levato anche questa soddisfazione. Oltre che avere levato dal mio portafoglio circa 80 sterline. Purtroppo non ho lo scanner per postare queste foto. Presto rimedierò.
Raggiungo Sara che mi stava aspettando in disparte, per godersi la scena. Ci accorgiamo che la mattinata è completamente fottuta. Non si dice fottuta. Prometto che non dico più fottuta. E’ una parolaccia fottuta. Chiedo scusa per aver detto fottuta. E’ ora di pranzo ma io non ho fame. Alle tre c’è la conferenza, tutti e tre insieme stavolta. Anche perché, per mangiare, dovrei uscire dall’albergo e non ho voglia. C’è il ristorante annesso alla struttura. Ma dire che faceva pena era un complimento. Avrei preferito morire di fame.
La sera prima, mentre aspettavamo che gli ospiti si facessero vivi (per poi andare a letto dieci minuti prima che arrivassero e perderceli), Sara, Ornella e io abbiamo preparato le domande da fare. Rimaneva da decidere chi si sarebbe alzato per farle. Io e la mia faccia di culo ci siamo subito detti disponibili.
Ok, ora fatemi riposare un pochino va. Domani o dopodomani vi racconto come ho messo in imbarazzo Jason davanti a 200 persone.
Saluti e baci
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