| pubblicato da SagadiGemini
Ok. Rieccomi. Periodo parecchio tribolato. Chiedo scusa intanto per aver confuso due momenti della convention. Il balletto sovra citato è avvenuto quando c’era anche Francis sul palco, quindi era, di fatto, un’anticipazione. Ne sto parlando veramente tanto di questa convention, quasi da venire a nausea forse. Qualcuno potrebbe pensare che il mio intento sia di suscitare invidia. Sia chiaro, proprio no. Cerco solo di trasmettere il più possibile, anche se a pieno è arduo, le mie sensazioni e le mie emozioni. Così da invitare chi mi legge a riflettere più attentamente, se mai dovesse ripresentarsi un’occasione come questa, sulla decisione: resto a casa o vado? Perché vivere esperienze simili non ha prezzo. Sembro un po’ la pubblicità della Mastercard così. Va be’.
Insomma. Dopo le foto, si gira un po’ a vuoto, salto il pasto e mi posiziono, con le mie amiche, in un tavolo assai vicino al palco. Non mi voglio perdere neanche una battuta.
Sara continua a scrivere domande che le vengono in mente, sul mio blocchettino, ormai diventato parte integrante dell’avventura. Lì c’è la porta disegnata per Jason, lì ci sono le sei domande che ci siamo preparati. Chi va allora? Sara, pur essendo timida che non vi dico, si fa coraggio e si propone. Io, ovviamente, non mi tiro indietro.
I tre entrano, applauso scrosciante. Francis si mette in mezzo, Jason alla sua destra e Ryan alla sua sinistra.
Si inizia con una strana domanda di una ragazza a proposito di un olocausto nucleare e la città infestata da zombie. Che arma vorreste? Oddio, ammetto che era forte come domanda. Fra l’altro Ryan, mi ero dimenticato di dirlo, ha recitato nell’ultimo di “Venerdì 13”, una sorta di “the beginning”. Come adesso va tanto di moda. Non finirà bene il mio migliore amico, ma questo è da mettere in conto quando c’è Jason in giro. Non Jason Dohring, Jason con la maschera da hockey. Poi, sempre il mio migliore amico biondo, comincia a canticchiare e fare il buffone. Non ricordo esattamente cosa ha fatto scattare la molla. Lo ammetto, mi sono veramente distratto per buona parte di questa conferenza. Mi stavo preparando psicologicamente per affrontare il mio momento. Mi sono scelto la domanda da fare, ma non ero ancora soddisfatto. Serviva uno dei miei raptus, per rendere l’esperienza e la mia presenza indimenticabili. Così rimugino, pondero. E alla fine, senza neanche troppo sforzo, arrivo alla soluzione. Ne parlo con Sara, mi faccio suggerire l’esatta terminologia, avevo un dubbio di forma. Lei si diverte solo all’idea. Già mi conosce, non le è necessitato molto tempo, non mette in dubbio che farò quella domanda. Non c'è bisogno di segnarla sul taccuino.
Bando alle ciance, arriva il nostro turno. Da bravi fratellini, ci dirigiamo insieme al microfono. Inizia lei, si è portata, per sicurezza, dietro il taccuino. Anche qualcun altro si era fatto la lista. C’era un ragazzo indiano, insomma di origini indiane, che ha fatto tipo milioni di domande in due giorni, a tutti gli ospiti. E aveva la sua lista su un fogliaccio di quadernone. Vogliamo mettere con il mio elegante blocchetto nero? Poi, fra quelli che hanno fatto più domande, c’era un tizio assurdo. Credo fosse uno della sicurezza. Maglietta verde attillata per mettere in risalto la prominente pancia da alcol. Capello impomatato, calzoni fino alle ginocchia. E, dulcis in fundo, scalzo. Perennemente. Un anticonformista, non c’è che dire. L’uomo senza scarpe però, oltre ad essere un gran coglione, non doveva essere neanche troppo intelligente. Portava infatti le sue scarpe in mano. Per poi non parlare delle domande fatte. Se n’è uscito con una domanda-disamina politico-sociale su l’America di Bush. I tre se lo sono un po’ guardato, hanno risposto a mezza bocca. Più che altro hanno lasciato la patata bollente a Jason, che è sicuramente il più diplomatico. Santo cielo, potevamo anche parlare della fame nel mondo, già che c’eravamo. Fischi per il tizio senza scarpe.
Ok, torniamo a Sara. Sono forti le sue domande. Quanto si sono divertiti i diretti interessati a girare la scena nel bagno fra Weevil e Logan, in cui se le danno di santa ragione? Un saaaaacco. Jason, dice Francis, è un signore, non ha mai alzato le mani su nessuno. Però non se l’è cavata per niente male. Jason dice di essersi divertito molto. Ma chi ha vinto? Weevil, pochi dubbi a riguardo da parte del pubblico. Anche da parte mia. Jason non è convinto. Stacce Jason. La seconda domanda invece, molto più seria, riguarda i rapporti sul set con Henry Hamlin, quel bastardo di Aaron Echolls. E’ stato bello lavorare con lui, è una persona molto gentile, molto disponibile. Ha messo la sua esperienza a sua disposizione. Non che poi abbiano avuto chissà quale rapporto, però è stato proficuo e molto utile interagire con lui. Ok.
E’ il mio turno, tutti zitti. Mi presento con una singolare prova microfono. La scala vocalica del “mi”. In realtà è una citazione scrubsiana del dott. Cox, ma pochi dei presenti, forse nessuno, l’avranno colta. Qualche risata già la strappo, i tre non sanno che aspettarsi. Posso combinarne di tutti i colori. Però la mia prima domanda è seria. Per onor di cronaca, è parto della brillante mente di Sara. Non prendo mai meriti non miei. Chi è, secondo loro, il miglior amico di Logan. Dick o Duncan? Risponde Jason. Ci pensa su, non è una domanda molto semplice. Si acclama il nome di Dick, io seguo a ruota. Anche Francis fa il tifo per il biondo. Jason però risponde Duncan. Perché sono più simili come carattere. Il povero Ryan fa la faccina del bambino dispiaciuto, provocando un “oooooh” del pubblico che lo rincuora. Secondo me, comunque, è Dick. Tanto per dirla tutta. Non so che razza di amicizia può comprendere due che si innamorano della stessa ragazza. Voglio dire. Duncan sta con V, poi la lascia. Ok. Ma Logan lo sa quali sono i reali sentimenti del suo amico, no? Se sono tanto amici da conoscersi così a fondo. Eppure non si fa molti scrupoli. Non penserei minimamente di innamorarmi della ragazza del mio migliore amico. Insomma. Dick migliore amico perché è l’opposto di Logan, ma allo stesso tempo hanno qualche punto in comune. Dick lo sprona nei momenti difficili, si mostra a lui come a nessun altro. Amicizia vera, sincera.
Benissimo. Seconda domanda. Esordisco “Vi assicuro, non sono un maniaco”. Al ché lo sconcerto già si insinua nelle loro espressioni. “Potreste descrivere per me l’odore di Kristen Bell?”. Inizia una fase di tumulto. Il pubblico ride e si diverte. I tre ci pensano un po’, Jason non sa che pesci pigliare. Ryan risponde che è buono. Francis prende in mano la situazione e inizia a punzecchiare Jason, che vorrebbe sparire. “Forse dovremmo chiedere a chi più di tutti dovrebbe saperlo”, dice più o meno il buon Francis, girandosi verso Jason. “Sono interessato” dice. Jason allontana il microfono, dice qualcosa di incomprensibile. “Dai Jason, lo sai!” incalzo io! Nuove risate. “E’ pulita, non saprei dire esattamente che odore ha. E’ buono. Probabilmente ciò che tu immagini corrisponde alla realtà!”. Francis riprende parola e mi regala una speranza. “Chiederai a lei di farti sentire che odore ha, quando la porteremo l’anno prossimo qui”. Il pubblico apprezza. Chiedo scusa per la mia demenza, saluto e vado a posto.
Insomma, mi sono distinto, tanto per cambiare, per la mia sfacciataggine e il mio essere inopportuno.
La conferenza termina con un caloroso applauso. E’ tempo di andare a ritirare le foto.
Mi metto in fila, a due passi dalla porta d’ingresso della sala conferenze. Passa Ryan, ci salutiamo. “A bello!”. Mi guarda, mi dice che sono pazzo, ride di gusto! Che razza di domande. Sara ammette che noi italiani siamo un po’ mattacchioni. Io specialmente, aggiungo. Se ne va sorridendo. Ormai siamo grandi amici, non c’è più niente che ci divida. Siamo anime affini. Prendo le foto e, con mio grande stupore, mi accorgo di essere venuto, se non bene, decentemente. Cacchio, il fotografo professionista a qualcosa è servito. Le foto sono un po’ il mio tallone d’Achille.
E’ ora degli autografi. Ma anche ora che mi interrompa.
Con ogni probabilità il prossimo sarà il post finale della convention, i saluti commoventi con i tre mitici.
Ora parto per il weekend, vi auguro buon fine settimana. Ci risentiamo presto.
Saluti e baci
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